Lineare e rotondo, la fotografia emozionale

4 Luglio 2019

barbara oggero fotografa di storie riflessioni fotografiche immagini tonde emozioni comunicazione sentimenti

La fotografia comunica e la fotografia emoziona. Parto da un assunto del tango per parlare di fotografie che entrano nel profondo e fanno nascere emozioni.

Se mi segui già da un po’ avrai letto in altri posti che el tango es como la vida misma. Ecco: posso garantirti che è proprio così. E ogni tanto ne ho la ri-conferma. L’altro giorno, mentre guardavo alcune foto su Instagram, mi è tornata in mente la frase di un maestro (di tango): “Si balla in lineare e si balla in rotondità”.

Il tango e la fotografia

Ballare in rotondità non significa girare su sé stessi. Sarebbe facile e forse anche banale. Piuttosto significa acquisire una pienezza di movimento che crea circolarità anche quando si balla in linea. Il concetto è astruso, lo so. Non sto a dirti quanto sia stato complicato metabolizzarlo come singolo e quindi applicarlo in coppia! Però posso dirti che quando accade, o vedi altri ballerini farlo, si avverte la differenza. Ci sono un trasporto e un’energia maggiori, che si percepiscono anche all’esterno.

Ti dicevo che questa cosa della rotondità l’ho ritrovata guardando delle fotografie. Ora lo spiego, anche se mi rendo conto che col caldo di questo periodo sarebbe meglio una bella partita a battaglia navale.
La fotografia di per sé è piatta, ma grazie alla prospettiva e alla profondità di campo acquisisce una sorta di volume. Ciò comunque non basta per fare di un’immagine piatta una foto rotonda.

Il sentimento alla base di tutto

Una fotografia deve comunicare e raccontare: una storia, una situazione, un evento, un sentimento. Ovvero ciò che si vuole trasferire agli altri al primo sguardo (e anche a quelli successivi). La circolarità sta in ciò che la foto suscita, ovvero le emozioni che fa nascere in chi la guarda. La capacità tecnica non c’entra. Anzi, spesso è di ostacolo alla capacità di tramutare in sentimento un fotogramma.

Anche avere un nome famoso ed essere fotografi quotati incide poco. La capacità di generare un moto d’animo in chi guarda la fotografia è una caratteristica personale. Non è detto che si impari, non colpisce tutti gli spettatori nello stesso modo e magari capita una tantum. L’emozione è un fattore soggettivo e ha origine da esperienze pregresse e stimoli precedenti, del tutto personali. Insomma, non c’è una ricetta o una formula magica da applicare.

La capacità di arrivare alle emozioni

Una foto che emoziona è andata oltre la sua riuscita tecnica e comunicativa. È un’interpretazione personale, come la foto colpisce chi la guarda a livelli diversi. C’è chi ha maggior contatto con la propria sensibilità e viene travolto, chi pone il razionale davanti e si ferma al primo step; c’è chi si fa assuefare dai media e dagli stereotipi e si basa su quelli. Senza sconfinare nella Sindrome di Stendhal, quando accade di farsi emozionare da una fotografia è meraviglioso, non trovi?

Prima di andare a giocare a battaglia navale ti chiedo un’ultimo slancio (sei arrivata fin qui, tra i miei arzigogoli filosofici: complimenti e grazie!). Mi dici quale foto ti ha emozionato al punto da esserne rapito?
Scrivilo nei commenti, ché il confronto tra visioni diverse è sempre interessante e stimolante per tutti.

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Barbara Oggero

Barbara Oggero

Aiuto le attività imprenditoriali a comunicare e raccontarsi. I miei interessi e le competenze professionali sono evolute nel tempo ricoprendo ruoli professionali diversi che mi hanno portata a essere Consulente di Comunicazione e Immagine. Leggi di più

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