La percezione di Sé

13 Aprile 2017

barbara oggero fotografia fotografa di storie blog percezione di sé stessi ritratti

Come ci percepiamo e come ci vediamo in fotografia: storia di un disallineamento.

Per molte persone trovarsi davanti all’obiettivo della macchina fotografica è un momento davvero critico. Alcune popolazioni ritengono che lo scatto rubi l’anima perciò sono restie a farsi fotografare (finché non capiscono il valore economico della loro immagine e a quel punto lo spirito passa in secondo piano), invece per noi il problema è diverso e ha a che fare con la percezione di noi stessi.

“Non mi somiglia per niente”

Parto con un esempio personale: una sera scorrevo sullo smartphone le foto scattate a persone che ballavano tango e mi sono soffermata su una di queste. Raffigurava una donna a occhi chiusi con l’espressione concentrata di chi è attento a interpretare movimenti e segnali. È l’immagine qui sotto, per intenderci.

tangoL’ho fatta vedere allo Sposo, aggiungendo: “Guarda come mi assomiglia ‘sta tizia!”.
Lui ha guardato prima la foto e poi me con aria stranita, e quindi ha detto: “Certo che ti somiglia: sei tu!”.
Ho osservato meglio ed ero proprio io, con tutto il sentimento che l’occasione richiedeva; il profilo importante e i capelli indomiti poi mi appartengono da sempre, eppure in quel frangente la percezione interiore della mia immagine non era allineata con la realtà.

Perché accade che gli altri guardino le tue foto ed esclamino: “Sei venut* benissimo!” mentre tu pensi: “Non mi somiglia per niente”? (cit.)
Capita perché noi vediamo il nostro viso in poche occasioni (con lo spazzolino in bocca, gli occhi rivoltati per il trucco, in qualche ascensore tra un piano e l’altro), spesso solo frontali o di due/terzi. Per non parlare della gamma di espressioni spontanee: riusciamo coglierle talmente di rado da non avere la consapevolezza di quanto ci rendano unici agli occhi del mondo.

Allo stesso tempo siamo i migliori conoscitori della nostra faccia perché la vediamo da una vita e ne sappiamo soprattutto i difetti, uno a uno. Difetti che in realtà creano l’armonia del volto e contribuiscono con le espressioni a determinare la nostra identità. Una puntata della serie TV «How I met your mother» mi ha illuminata in tal senso: sono i dettagli a fare la differenza, ma se ti focalizzi troppo su questi rischi di perdere la bellezza dell’insieme. Sembra una banalità, eppure non lo è!

“Vengo meglio nelle foto rubate”

La bellezza, sia chiaro, non è solo un fatto esteriore. In fotografia, come nella vita, è anche interiore.
Quando ci troviamo davanti a una macchina fotografica ci concentriamo solo su come appariremo, dimenticando che anche in quell’occasione dovremmo essere ciò che siamo. Un meccanismo tutto psicologico fa crescere la preoccupazione verso il risultato, gelando qualsiasi spontaneità. È come se il corpo si svuotasse restando un involucro di materia fatto di occhi vitrei e sorrisi da paresi.

Perché la maggior parte delle persone sostiene di venire meglio nelle foto rubate?
A parte che non è una verità assoluta e capita solo di tanto in tanto, noi pensiamo di risultare migliori perché riconosciamo in quelle immagini la presenza di una linfa vitale e l’assenza di qualsiasi blocco emozionale.

Mi rendo conto che il discorso è un po’ filosofico, ma quando esorto a essere sé stessi davanti all’obiettivo non significa solo avere un’espressione naturale, ma essere innanzitutto rilassati e lasciar fluire quanto si ha dentro, le proprie emozioni, il proprio vissuto, le gioie, le preoccupazioni e la felicità di fare qualcosa per sé stessi.

E questo, in foto, si vede perché avrai mantenuto la tua spontaneità, allineando ciò che senti di essere, come appari agli altri e quindi anche ai tuoi occhi.
Ricorda: nessuno è fotogenico per natura, ma tutti possiamo venire bene in fotografia.

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Barbara Oggero

Barbara Oggero

Aiuto le attività imprenditoriali a comunicare e raccontarsi. I miei interessi e le competenze professionali sono evolute nel tempo ricoprendo ruoli professionali diversi che mi hanno portata a essere Consulente di Comunicazione e Immagine. Leggi di più

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