L’avversario è il COVID-19

19 Marzo 2020

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Nella storia che siamo vivendo, il nostro avversario è il COVID-19. Un elemento importante, da tenere presente nella costruzione del nostro storytelling.

Più della fotografia in sé, in queste settimane di emergenza sanitaria e di quarantena volontaria tornano utili le nozioni di comunicazione per comprendere la situazione che stiamo vivendo e cercare di affrontarla. Torno perciò sull’argomento storytelling e tengo ferma la definizione di Baricco, riportata e spiegata nel post precedente: “Togli via i fatti, quel che resta è storytelling”.

IL PUNTO DI ROTTURA

Partiamo dal presupposto che in questo momento storico la nostra vita è parte di una grande narrazione internazionale e per strutturare ciascuno la propria comunicazione bisogna partire da come sono strutturate le storie.

Vladimir Propp, linguista e antropologo russo, ne codificò la struttura in un saggio del 1928 intitolato “Morfologia della fiaba”. Secondo il suo schema, ognuna delle trentuno storie identificate si dipana con questo schema: Equilibrio > Rottura > Peripezie > Equilibrio. È una struttura sequenziale e non circolare perché l’equilibrio finale è sempre diverso rispetto a quello iniziale.

In pratica cosa succede? Un protagonista/eroe vive la quotidianità finché un evento la scombussola irrimediabilmente. Il protagonista/eroe è chiamato quindi ad affrontare un avversario/nemico per dimostrare il proprio valore. Seguono lotte e peripezie fino allo stabilirsi di un nuovo equilibrio.

CONOSCI LA STORIA?

Abbiamo letto questa storia nelle fiabe e nei fumetti, l’abbiamo vista in decine di film e telefilm, vissuta attraverso le pagine dei romanzi. La viviamo ogni giorno nella nostra realtà e in questo momento storico è più lampante. Ognuno di noi vive la propria esistenza, poi a un certo punto arriva un virus a interrompere lo status quo; seguono momenti di sconforto, azioni compulsive e quindi l’ingaggio di una lotta per sopravvivere. Fino alla risoluzione del problema con un nuovo equilibrio. Oggi siamo in mezzo alle peripezie e iniziamo ad avere consapevolezza che il viaggio eroico in corso cambierà alcune cose nella società e nel nostro modo di lavorare.

Nel suo saggio, Propp identifica sette attori tra i quali il protagonista/eroe e l’antagonista/nemico. In ogni narrazione i personaggi vengono costruiti a tavolino, introdotti al pubblico, fatti vivere e resi reali perché chi assiste senta la storia come propria. La base è sempre la stessa: le persone devono identificarsi e provare empatia, riconoscendosi nella narrazione.

L’ANTAGONISTA

L’antagonista nel nostro caso è il COVID-19 e non ha bisogno di essere presentato perché universalmente conosciuto. Questo lavoro di connotazione viene fatto quotidianamente dai mass media e la sola evocazione suscita nelle persone sentimenti negativi, dalla paura allo sgomento, fino alla rabbia.

Non sto sminuendo i fatti e il carico di dolore che portano. Sto analizzando la struttura della storia perché sia possibile continuare a raccontare ciascuno la propria. Le storie ci accompagnano dalla preistoria e sono ciò che ci permette di guardare al futuro.

Partendo da queste basi, ciascuno ha gli elementi si può costruire il proprio storytelling in epoca coronavirus. Non sarà perfetto dal punto di vista formale, ma almeno è un tentativo. Lo schema non cambia e il nemico (il COVID-19) va adattato alla propria narrazione e quindi personalizzato. Ha una potenza nota a tutti, ma è diverso il modo in cui ognuno lo affronta, costruisce la propria storia e quindi la comunicazione del proprio vissuto e del brand.

IL MONDO PERFETTO

Sui social network siamo abituati a un mondo idealizzato, dove gli unicorni volano dentro l’arcobaleno. In realtà un antagonista lo abbiamo sempre, anche quando non è spietato come questo virus. Semplicemente scegliamo di ignorarlo e non parlarne, per poi sbroccare pubblicamente e malamente quando non è più possibile tenere a bada i sentimenti. Invece questo è il momento per fare un cambio di rotta e andare verso quell’autenticità calibrata, invocata o professata da tanti. La nostra narrazione, personale e di brand, deve essere consapevole e senza pietismi. E non deve essere autoreferenziale.

A far finta di nulla e continuare a raccontare e a raccontarci quanto la nostra vita sia perfetta significa non intraprendere quel viaggio dell’eroe codificato da Propp quasi un secolo fa. Significherà che quando il nuovo equilibrio verrà stabilito si risulterà anacronistici, perché il momento del cambiamento è adesso, non dopo. Significherà aver perso la possibilità di essere umani e non solo macchine da business.

Perciò consiglio alle clienti, e a tutti, di modificare la propria comunicazione tenendo conto della situazione. I piani editoriali vanno modificati e rivisti, nel tono e nella forma dei contenuti, inserendone di nuovi e calati nella realtà perché non ci si può permettere di essere avulsi dal contesto. Ricorda: “Togli via i fatti, tutto il resto è storytelling” e qui spiego meglio cosa significa.

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Barbara Oggero

Barbara Oggero

Aiuto le attività imprenditoriali a comunicare e raccontarsi. I miei interessi e le competenze professionali sono evolute nel tempo ricoprendo ruoli professionali diversi che mi hanno portata a essere Consulente di Comunicazione e Immagine. Leggi di più

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